Conoscenza e inclusione come ponte con la comunità

Un progetto per il riscatto sociale attraverso la conoscenza

L’Università di Napoli Federico II ha promosso un’iniziativa innovativa per favorire il reinserimento sociale dei detenuti del carcere di Secondigliano, nel quartiere di Scampia. Partendo dall’istituzione del primo Polo Universitario Penitenziario (PUP) del Meridione nel 2017, l’Ateneo ha ampliato il proprio intervento integrando istruzione, formazione professionale e inclusione sociale. Il progetto si fonda sulla convinzione che la conoscenza sia uno strumento fondamentale per la riabilitazione, fornendo ai detenuti opportunità educative e lavorative concrete. L’obiettivo è creare un ponte tra il carcere e la comunità, trasformando il periodo di detenzione in un’occasione di crescita e riscatto. L’iniziativa si inserisce in una visione più ampia di giustizia riabilitativa, che non si limita alla punizione ma punta alla rieducazione e alla reintegrazione, riducendo il rischio di recidiva e migliorando la coesione sociale.

Istruzione, lavoro e cultura: un percorso di reintegrazione

Il progetto ha coinvolto oltre 100 detenuti, offrendo percorsi di studio universitari e corsi di formazione professionale. Sono stati attivati opportunità lavorative all’interno del carcere, come la produzione di mascherine durante la pandemia e un laboratorio di sartoria, che ha realizzato toghe per i docenti dell’Ateneo. Inoltre, la collaborazione con il Conservatorio di San Pietro a Maiella ha portato alla creazione di un laboratorio musicale, mentre il progetto Hortus Mediterraneo ha coinvolto i detenuti nella coltivazione dello zafferano e di altre piante officinali. Il programma ha incluso anche tirocini formativi in collaborazione con enti pubblici e imprese private, offrendo ai detenuti concrete possibilità di reinserimento lavorativo.

Parallelamente, sono state organizzate attività culturali e divulgative, tra cui seminari su giustizia e diritti, eventi scientifici e incontri di sensibilizzazione con le famiglie dei detenuti e la cittadinanza. Grazie alla partecipazione alla Notte Europea dei Ricercatori e a Futuro Remoto, i detenuti hanno avuto l’opportunità di raccontare la loro esperienza e confrontarsi con esperti, studenti e cittadini, contribuendo a una riflessione collettiva sul tema della detenzione. Il progetto ha inoltre favorito il miglioramento degli spazi all’interno del carcere, con la creazione di nuove aree per lo studio e il tempo libero, migliorando la qualità della vita detentiva.

Un modello di inclusione con impatto sociale concreto

Grazie alla rete di collaborazioni con enti pubblici, associazioni e aziende, il progetto ha garantito un supporto concreto anche dopo la detenzione: il 75% degli ex detenuti ha trovato un impiego o ha proseguito gli studi. Questo risultato è frutto di un accompagnamento mirato che ha previsto corsi di orientamento al lavoro, laboratori di scrittura del curriculum e simulazioni di colloqui di lavoro. La collaborazione con aziende locali e cooperative sociali ha permesso di attivare percorsi personalizzati, aiutando gli ex detenuti a ricostruire la propria identità professionale e a inserirsi nuovamente nel tessuto sociale.

L’impatto del progetto va oltre il carcere: le iniziative culturali e di sensibilizzazione hanno contribuito a ridurre lo stigma sociale nei confronti dei detenuti, promuovendo una visione più inclusiva della giustizia. L’esperienza maturata ha gettato le basi per l’applicazione del modello in altre strutture penitenziarie, come il carcere minorile di Nisida e il carcere femminile di Pozzuoli, dimostrando che la conoscenza può essere la chiave per una giustizia più equa e riabilitativa. In un contesto come quello di Scampia, dove il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 60%, il carcere può diventare un punto di partenza per un cambiamento positivo, generando un impatto sociale che coinvolge l’intera comunità.

Il progetto Oltre il carcere dimostra che l’istruzione e la cultura possono trasformare la detenzione in un’opportunità reale di riscatto, creando legami tra il mondo accademico e quello penitenziario, tra i detenuti e la società civile. Una visione innovativa che, oltre a migliorare la qualità della vita dei detenuti, costruisce un futuro più giusto e inclusivo per tutti.