Dalla diagnosi di cancro della prostata all’inclusione dei migranti africani

BRIDGE: una rete per la salute e l’inclusione

Il progetto BRIDGE, avviato dall’Università Federico II in collaborazione con ASL locali e ONG, affronta una sfida cruciale: garantire la diagnosi precoce del cancro alla prostata negli uomini di origine africana e promuovere l’inclusione sociale. Questo programma multidisciplinare unisce competenze mediche, psicologiche e giuridiche per abbattere le barriere culturali e linguistiche che spesso impediscono ai migranti di accedere ai servizi sanitari. La scelta del carcinoma prostatico nasce dalla sua alta incidenza e mortalità nella popolazione africana, aggravata da diagnosi tardive e difficoltà di accesso alle cure. Con campagne di sensibilizzazione e screening gratuiti, BRIDGE non solo migliora la salute dei pazienti, ma promuove anche la consapevolezza del diritto alla salute, valorizzandone il carattere universale. Gli incontri di formazione e informazione, svolti in luoghi chiave del territorio, hanno contribuito a sensibilizzare i partecipanti sul tema della prevenzione sanitaria.

Prevenzione e diagnosi: una sfida per l’equità

Dal 2022, BRIDGE ha coinvolto oltre 27 uomini africani residenti nella provincia di Napoli, offrendo prelievi per il monitoraggio del PSA, visite urologiche e consulenze gratuite. Il programma ha diagnosticato due casi di carcinoma prostatico in stadio iniziale e un caso di neoformazione testicolare, evitando complicazioni grazie a interventi tempestivi. Gli screening sono stati affiancati da sessioni di alfabetizzazione sanitaria, durante le quali sono state fornite informazioni fondamentali sul cancro alla prostata e sui diritti sanitari in Italia, indipendentemente dallo status giuridico. Questo approccio innovativo ha trasformato la prevenzione in un potente strumento di inclusione sociale: il 75% dei partecipanti ha eseguito autonomamente controlli successivi, dimostrando un cambiamento culturale significativo. Inoltre, l’iniziativa ha attratto l’interesse di aziende farmaceutiche, che hanno contribuito fornendo gratuitamente kit diagnostici, permettendo così di ampliare l’impatto del progetto.

Inclusione sociale e salute per una comunità resiliente

Il progetto BRIDGE rappresenta un modello esemplare di come la salute possa diventare un veicolo di coesione sociale. Grazie alla collaborazione con ONG come la Comunità di Sant’Egidio, il programma ha rafforzato i legami tra il sistema sanitario, le istituzioni accademiche e le comunità locali. Gli incontri si sono svolti in luoghi simbolici, come la stazione di Piazza Garibaldi, per raggiungere direttamente i migranti e le loro famiglie, affrontando temi complessi come il diritto alla salute e il rispetto delle diversità culturali. Questo approccio ha permesso di superare la “doppia assenza” descritta dal sociologo Sayad, promuovendo un’inclusione autentica basata sulla comprensione reciproca e sull’empowerment. BRIDGE non solo riduce le disuguaglianze sanitarie, ma ispira un cambiamento culturale più ampio, ponendo le basi per un modello replicabile su scala nazionale. Con il sostegno di ASL locali e partner privati, il progetto continua a crescere, dimostrando che la prevenzione e il rispetto dei diritti fondamentali possono generare un impatto positivo e duraturo, migliorando il benessere di intere comunità.